Il Tempio

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La Cappella di Via del Consiglio

Via del Consiglio (1795)

La Comunità Olandese-Alemanna, organizzata nella forma di Nazione e poi Congregazione, ha lasciato sul territorio dei segni tangibili della propria presenza, simbolo di un passato di interculturalità e tolleranza reciproca.
Per quanto riguarda il culto, assunto il predominio la componente riformata, ci si organizzò in case private e successivamente in una cappella nella Via del Consiglio, oggi scomparsa, ma la cui ubicazione è identificabile all’interno del complesso edilizio che attualmente ospita gli uffici comunali. Quest’ultima, però, era una soluzione assolutamente inadeguata se è vero, come scrive il pastore Luigi Detroit, che si affacciava in una via stretta, piena di immondizie e sporcizia e per giungere al salone si dovevano salire numerose e ripide scale che impedivano ai più anziani o ai malati di partecipare alle funzioni religiose.
Pertanto i membri della Congregazione iniziarono ad occuparsi della costruzione di un nuovo luogo di preghiera, anche in considerazione che la sopraggiunta unità d’Italia, con il riconoscimento della libertà di culto non più come concessione del sovrano ma come diritto, rendeva ancora più indilazionabile l’esigenza, già soddisfatta o in corso di realizzazione da parte di altre congregazioni protestanti a Livorno, di avere un proprio luogo di culto.

La “Chiesa degli Olandesi”

Fotografia di inizi ‘900

La Chiesa degli Olandesi è l’espressione più tangibile dell’operare indefesso di una comunità di persone che, giunta a Livorno per interessi economici, si integrò nella vita della città, partecipando attivamente al bene civico e alla cultura del luogo, ma nel rispetto e nella conservazione della fede propria, in un più ampio clima di reciproca tolleranza ed accettazione.
La Congregazione dovette affrontare il primo problema, ovvero quello di reperire un terreno idoneo allo scopo. La scelta cadde, in modo quasi naturale, sugli ampi spazi che si liberarono in seguito alla decisione, datata 1834, del Granduca Leopoldo II di Lorena di ampliare l’area del porto franco labronico alle aree esterne all’antica città fortificata, mediante la costruzione di una nuova cinta daziaria e il successivo abbattimento delle ormai inutili mura del Buontalenti. Si trattava infatti di aree, oltre il Fosso Reale che circondava i bastioni medicei e sul quale il Tempio prospetta tuttora, in precedenza lasciate libere da edifici al fine di assicurare una migliore difesa della città.
Il terreno individuato venne acquistato con atto del 29 maggio 1861, rogato dal notaio Dr. Cammillo del fu Clemente Moratti di Livorno.
L’acquisto avvenne da parte dei signori Luigi Squilloni ed Antonio Tassini ed aveva ad oggetto “un appezzamento di terreno fabbricativo posto in questa città nella Cura di San Benedetto con doppia facciata sulla nuova strada lungo il Fosso Reale andante dal Ponte del Casone verso la Chiesa di San Benedetto e sulla Via Bernardina, avente la sua linea di facciata sulla nuova Via lungo, ed il lato di tergo sulla via Bernardina, il tutto cinto da muro”. Detto terreno era in parte occupato da un fabbricato che venne anch’esso trasferito e fu poi abbattuto per l’edificazione della chiesa.
Il prezzo venne fissato in complessive Lire Toscane 36.547,17 pari a Lire Italiane 30.699,62 ivi compreso il fabbricato insistente sull’area.
Su tale terreno, dopo la demolizione del vecchio fabbricato, fu costruito il Tempio ed i suoi annessi, compresa la casa per il custode ed i locali per le scuole lungo la Via Bernardina. L’immobile prospiciente la Via Bernardina fu ceduto nell’immediato dopoguerra a terzi che lo abbatterono per edificare il fabbricato condominiale che insiste tuttora in posizione retrostante rispetto alla parte absidale del Tempio.

L’architetto

Dopo vari preventivi e accertamenti per l’individuazione del tecnico progettista più idoneo, contattando vari architetti toscani, tra i quali Giuseppe Cappellini, l’incarico della costruzione venne affidato a Dario Giacomelli.
Giacomelli, nato a Livorno nel 1819, studiò all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ove si distinse vincendo, ad esempio, il premio per l’agrimensura e il premio al concorso minore di architettura del 1844. Fu architetto che svolse la sua attività in ambito locale, ricoprendo la carica di professore alla Scuola Michoniana di Livorno. Fu eletto Accademico Onorario del Collegio dei Professori dell’Accademia di Firenze e di quella di Bologna, nonché Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia.
Malgrado la figura di Giacomelli non risulti particolarmente indagata, si può ritenere che la sua opera maggiore sia proprio il Tempio della Congregazione Olandese-Alemanna. Le principali guide storiche di Livorno attestano inoltre il suo impegno per l’ampliamento del cimitero della Misericordia di Livorno a partire dal 1861. In particolare nel 1877 realizzò la terza sezione di detto cimitero ponendovi al centro la cappella dei Conti Bastogi (1879) e sugli angoli le cappelle Malenchini, Donegani, Taddeoli e Regia Accademia Navale. Giacomelli progettò anche la lanterna della Chiesa di Santa Caterina a Livorno (1869) e la piccola Cappella della Sacra Famiglia, nella frazione di Quercianella (1889). Morì nel 1897 e venne sepolto nel cimitero della Misericordia.

La costruzione

Facciata e sezioni del Tempio
[Ricordi di Architettura – 1882]

Dal permesso di fabbricare del Tempio, datato maggio 1862, ci si può rendere conto di come i lavori si siano svolti rapidamente perché risulta che alla data del 9 settembre 1862 si fosse già alle rifiniture esterne, mentre l’inaugurazione fu compiuta il 7 agosto 1864, con gran concorso di autorità.
L’impegno per la Congregazione fu rilevantissimo, poiché l’opera costò, compreso l’acquisto del terreno, circa Lire 170.000 dell’epoca e vide una partecipazione finanziaria molto ampia dei membri della Congregazione, che contribuirono per circa 34.000 Lire con donazioni e per 90.000 lire con prestito fruttifero, nonché con pegno su tutti i proventi del cimitero e su un canone livellare pagato alla Congregazione, il tutto rimborsabile in circa cinquanta anni.
Il resto fu frutto di donazioni e contributi di persone fisiche o soggetti giuridici stranieri, sia dall’Italia che dall’estero.
In particolare si possono notare le contribuzioni ottenute dalla Principessa Marianna d’Olanda, dal famoso banchiere svizzero Jean Gabriel Eynard-Lullin, dal noto matematico Bernhard Riemann, dall’organizzazione Gustav Adolf Verein, dalle varie congregazioni evangeliche, da alcuni Senati e Governi tedeschi e dalle collette nelle principali città di Olanda, Germania, Danimarca e Svizzera. Per quanto riguarda le contribuzioni rese dai membri della Congregazione stessa, è opportuno evidenziare quelle ottenute da Enrico Mayer e i suoi due fratelli, dai consoli Araldo Stub (Svezia), Enrico Ridolfo Gebhardt (Bavaria), Pietro Fehr-Schmöle (Svizzera), Cristiano Appelius (Prussia), Enrico Francesco Klein ( Oldenburgo), Carlo Grabau (Amburgo), e poi dai fratelli Kieffer e da molte altre famiglie livornesi quali gli Schmitz, gli Stoltenhoff, i Wassmuth, i Traxler, i Corradini, i Kotzian, i Müller, i Dalgas, gli Schwartze, etc…
Per un approfondimento sui costi e sui benefattori del Tempio è possibile leggere questi articoli dal blog di Matteo Giunti, studioso locale e discendente di numerose famiglie della Congregazione stessa:

1. Il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno: quanto è costato?
2. Chi ha finanziato il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (parte 1)
3. Chi ha finanziato il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (parte 2)
4. Chi ha finanziato il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (parte 3)
5. Chi ha finanziato il Tempio Olandese-Alemanno di Livorno (parte 4)

Per un approfondimento architettonico sul Tempio, cliccare qui.

Matteo Giunti
Stefano Ceccarini